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Regionali: quando un silenzio vale più di mille parole. La strategia attendista del Pd

Se il centrodestra urla, il centrosinistra tace: è una gara a chi ha nervi più saldi

L’Aquila. Quella che si apre potrebbe essere una settimana cruciale per capire le strategie in casa centrosinistra. La canditatura del vice presidente del CSM, Giovanni Legnini, appare sempre più concreta ma ancora ben lontana dall’essere definitiva. La posizione attendista dei partiti di sinistra, infatti, lascia trapelare ben poche certezze sui prossimi movimenti della colazione che vede nel Pd il suo naturale capofila.

Certo, le elezioni del 4 marzo hanno drasticamente segnato il presente – e chissà, anche il futuro – del partito guidato dall’ex segretario Renzi, ma, onestamente, ci sembra improbabile che in Abruzzo qualche altro partito possa fare la voce grossa e sostituirsi a esso. Altamente improbabile.

Ecco perché la strategia del “dico-non dico”, – da parte della sinistra abruzzese-, riferita al nome del candidato presidente, attualmente sta pagando. Il centrodestra è piombato nel caos per la scelta della coalizione di candidare un esponente di Fratelli d’Italia e questo, se unito al non sapere ancora il nome dello sfidante, dà perfettamente l’idea della strategia del Pd: innervosire i diretti concorrenti, minando le loro certezze e facendo uscire allo scoperto le falle interne a un’unione che non sembra più tanto affiatata.

E, solo al momento propizio, svelare il nome del proprio leader sul quale, francamente, non sembrano esserci più dubbi. La politica è anche questo, cioè gioco di nervi. E, in questa sfida, il centrosinistra abruzzese sta vincendo. Per lo meno fino a che non vi sarà una schiarita all’orizzonte.