The news is by your side.

Regionali: campanelle natalizie, feste in famiglia e distrazioni varie. Dicembre mese giusto per campagna elettorale?

L’Aquila. Come abbiamo più volte sottolineato in queste settimane il centrodestra sembra essere nel caos più totale, nonostante la candidatura del senatore Marco Marsilio. Ma se Sparta piange, Atene non ride. In casa centrosinistra non stiamo affatto messi meglio, anzi.

Stupisce, infatti, il silenzio con il quale il Pd e gli altri partiti si avvicinano lentamente alla metà di dicembre, mese fatidico per la campagna elettorale. Non si hanno nomi, non si hanno programmi e non si ha, soprattutto, un quadro dell’insieme sulla prospettiva con la quale affrontare i due mesi che ci separano dal 10 febbraio, data nella quale l’Abruzzo avrà un nuovo governatore.

Come detto, dicembre è un mese decisivo. Il perchè è presto detto: feste, celebrazioni e distrazioni non consentono di fare una campagna elettorale massiccia, capillare e dai contenuti spendibili su larga scala. Soprattutto in un periodo in cui la gente è distratta da incombenze familiari e festive e, fatta salva una cerchia stretta di pubblico, la presenza a convegni, presentazioni e incontri è tutt’altro che scontata.

Gennaio, invece, potrebbe essere un mese addirittura più avverso. Essendo a ridosso delle votazioni non avrebbe quel margine necessario per arrivare a un elettorato che, da ottobre, attendere di conoscere i piani dei rappresentanti che dovrebbe votare. Svelarli a pochi giorni dalla data fatidica non sembra di certo una buona idea. Come l’alunno che dopo aver studiato poco e niente per tutto l’anno pensa di recuperare le insufficienze le ultime settimane prima delle pagella. E, quindi, di una possibile bocciatura.

Ma, nel caso del Pd, la sensazione è che le acque nelle quali i suoi esponenti si muovono sono davvero molto, molto alte. E pericolose. Giovanni Legnini a parte. Ciò rende difficile fare previsioni, anche azzardate. Il partito democratico di sicuro non è il favorito alla vittoria finale, complice le politiche del 4 marzo che hanno minato le ultime certezze rimaste.

Certo, quanto accaduto a Teramo potrebbe rivitalizzare una coalizione claudicante, ma francamente appare veramente troppo poco. Anche solo per sperarci. Per la serie “una rondine non fa primavera”. Ma questo punto la domanda è lecita: “cosa fa primavera, in casa centrosinistra?”