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Riapertura Chiesa Anime Sante, 6,5 milioni di euro il costo. Finanziato da governi italiano e francese

L’Aquila. La ricostruzione e il restauro della cupola, la più danneggiata dal sisma, è la parte più importante del complesso intervento sulla chiesa di Santa Maria del Suffragio, riconsegnata oggi al culto della città dell’Aquila. Il suo crollo con il terremoto del 2009 aveva sollevato dubbi sulla possibilità di restituire al monumento la sua integrità. Altamente innovative le tecniche utilizzate. Il costo complessivo del restauro è di circa 6,5 milioni di euro, finanziati dai Governi italiano e francese.

La costruzione del luogo di culto fu autorizzata nel 1713 dalla Congregazione dei Vescovi e Religiosi, la cupola, attribuita all’architetto Giuseppe Valadier, risale a dopo il 1805. La chiesa, nota come ‘Anime Sante’, fu edificata nell’attuale sede dopo che il terremoto del 1703 aveva distrutto il luogo sacro che si occupava in città del culto delle anime dei defunti, nell’oratorio di San Giuseppe dei Minimi, in via Santa Maria di Roio. Prima dell’inizio dei lavori, in quello spazio erano ospitate 90 baracche per gli sfollati.

La progettazione fu affidata all’architetto romano Carlo Buratti. Il sisma del 2009, oltre a danneggiare la cupola, aveva provocato la caduta di gran parte della decorazione settecentesca, costituita nel Tamburo da mensole e festoni, da elementi floreali nella Calotta e dall’immagine dello Spirito Santo sulla Lanterna.

Questo capolavoro aquilano era costituito di 114 elementi plastici e circa 500 metri di cornici in stucco dorato. Con l’esigenza di restituire la Cupola in una condizione pre-sisma, ma con il proposito di conservare memoria del tragico evento, nel restauro è stato introdotto un leggero dislivello tra le superfici originali e quelle ricostruite. Il disallineamento è la cicatrice del 6 aprile 2009 sulla chiesa. Per consentire il consolidamento della porzione originale della Cupola, dopo il rilievo con laser scanner, sono stati distaccati gli elementi decorativi superstiti.

Le opere rimosse sono state restaurate in un laboratorio vetrato che ha permesso alla cittadinanza di seguirne le fasi. Dopo la ricostruzione della Cupola, gli stacchi sono stati ricollocati nelle primitive posizioni. Gli elementi andati distrutti, 70 decori e circa 300 metri di cornice sono stati reintegrati con copie in malta realizzate dal calco degli originali.

Le copie dei decori irrimediabilmente perduti, di cui però si conservava la documentazione, sono state realizzate da prototipi in creta. L’intervento si è occupato anche del consolidamento delle murature, del rinforzo delle volte e archi
trionfali, della riconnessione delle coperture con le pareti d’ambito e degli incatenamenti in facciata e nel transetto. Il restauro ha interessato anche le superfici in pietra di Poggio Picenze della facciata, gli stucchi degli interni e gli arredi di legno.