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Ricostruzione: Cialente lancia sos all’Europa, fondi per disastri fuori da patto di stabilità

L’Aquila. Fuori dal patto di stabilità i fondi destinati alle calamità naturali. Questo l’appello del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, all’Ue. “Non è possibile che una regola di bilancio, un frutto di una burocrazia a volte senz’anima, possa essere più importante dell’uomo, del cittadino colpito da un dramma collettivo, del futuro di un insieme di abitanti dell’Europa unita” scrive in una lettera al presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, e ai capi di Stato e di governo. In attesa della visita del premier, Matteo Renzi, annunciata per la metà di ottobre, il sindaco dell’Aquila Cialente ha rotto gli indugi scrivendo a Bruxelles “nella considerazione che si fa largo da tempo che l’unica speranza per la ricostruzione dell’Aquila che nel 2015 non ha fondi certi, è che l’Europa sblocchi la questione della possibilità di sforare il patto di stabilità per le calamità naturali”. Cialente chiede quindi di recepire “con l’intervento del Governo Italiano” la sua proposta, quella per cui “‘in caso di calamità naturale, riconomassimo cialentesciuta come tale dall’ Ue e per la quale sono stati concessi finanziamenti del fondo di solidarietà, lo Stato membro è autorizzato a intervenire, per l’opera di ricostruzione, con finanziamenti pari al massimo 15 volte quanto finanziato con il fondo di solidarietà (per L’Aquila l’Ue ha stanziato 496 milioni di euro – ndr), senza che questo incida sul patto di stabilità. Lo Stato membro concorderà con l’ Ue il crono-programma degli interventi e degli investimenti e trimestralmente rendiconterà l’utilizzo delle spese'”. Nella lettera Cialente illustra a Juncker la situazione a cinque anni e mezzo dal sisma del 6 aprile 2009: “Il terremoto considerando gli abitanti di tutto il cratere sismico e gli studenti universitari provenienti da altre città, provocò 309 vittime, oltre 2000 feriti e oltre 140.000 sfollati”. E ancora: “L’Unione Europea riconobbe lo stato di emergenza prelevando dal fondo di solidarietà ben 496 milioni di euro che, solo in parte, permisero di affrontare un’emergenza che tuttora permane, poiché assistiamo ancora oltre 17.500 sfollati, nel solo Comune dell’Aquila”. Cialente ricorda il rientro in casa di circa 45.000 persone nei primi 24 mesi. Poi la ricostruzione delle case crollate nella periferia e la restituzione dell’alloggio ad altre 10.000 persone, oltre al recupero del patrimonio storico (“La seconda città d’Italia per edifici vincolati”). “Ora la fase cruciale”, per una città di oltre 70mila abitanti e quarta città universitaria d’Italia. “Credo sia ingiusto e inspiegabile che, per coloro che come me sono cresciuti nel sogno di un’ Europa unita, l’Unione Europea nel fissare regole anche ferree di bilancio, non riesca a porsi il problema della salvaguardia dei valori e diritti di base di ogni cittadino, come quello di poter vivere normalmente e serenamente nella propria terra”, conclude il sindaco dell’Aquila.