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Ricostruzione: sequestrati altri 850 mila euro per ex complesso St. Andrews, 13 indagati

L’Aquila. Nuovo sequestro della Guardia di Finanza dell’Aquila per la vicenda della ricostruzione del complesso immobiliare “Ex St. Andrews” di Campotosto. In esecuzione di un provvedimento del gip Guendalina Buccella emesso su richiesta del procuratore della Repubblica Fausto Cardella e guardia_finanza53-e1336729958356del pm Simonetta Ciccarelli, i finanzieri della Compagnia del capoluogo hanno sequestrato beni per ulteriori 850mila euro in relazione all’avvenuta percezione, da parte degli indagati, di un ulteriore Sal (stato di avanzamento lavori). Come si ricordera’, a novembre scorso i finanzieri avevano posto sotto sequestro beni per un importo di 1,2 milioni di euro, corrispondenti al contributo pubblico che, allora, risultava percepito dagli indagati a fronte della presentazione di un progetto esecutivo di lavori di ristrutturazione post-sisma, rivelatosi mendace. Le indagini, infatti, avevano fatto emergere che l’immobile era inagibile e fatiscente gia’ prima del terremoto e che la richiesta di contributo era basata su dichiarazioni non veritiere dei tecnici incaricati e sulla compiacenza di pubblici amministratori e funzionari del Comune. Gli indagati erano 13 e rispondevano, a vario titolo, di indebita percezione di finanziamenti pubblici e abuso d’ufficio. Proprio in fase di esecuzione di quel sequestro, i finanzieri accertarono che era stata erogata anche l’ultima tranche di contributo e, per tale ragione, sequestrarono di iniziativa 300 mila euro ancora giacenti sul conto corrente dedicato a parziale copertura di quest’ultimo importo. Alla luce di tali emergenze rapportate alla magistratura, i finanzieri hanno ora eseguito un ulteriore provvedimento ablativo sui beni di proprieta’ degli indagati, fino a concorrenza del contributo – circa 850 mila euro – non ancora cautelato da provvedimenti giudiziari. In particolare, sono stati sottoposti a sequestro un totale di nove immobili tra L’Aquila, Campotosto, Avezzano e Roma. Complessivamente, l’indebita percezione in danno dello Stato ammonta a 2,4 milioni di euro.