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Ricoveri al covid hospital di Pescara, solo il 28% sono delle altre 3 province messe insieme

Pescara. Dopo le polemiche dei giorni scorsi secondo cui l’ospedale covid realizzato nella prima ondata a Pescara non starebbe accogliendo i pazienti delle altre province, in particolare quella dell’Aquila, interviene sul caso il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il quale contesta questa posizione. Andando tuttavia a esaminare i dati reali, emerge che,  al 29 ottobre, il totale dei pazienti ricoverati all Covid Hospital di Pescara, struttura che dovrebbe essere regionale, soltanto il 28,7% si riferisce a pazienti provenienti dalle altre tre province messi insieme, mentre il 71,3% dei pazienti ricoverati fa capo alla provincia di Pescara, la zona meno colpita dalla seconda ondata. Infatti del totale dei pazienti ricoverati, 67 fanno riferimento alla provincia di Pescara, mentre il 27 è il dato riferito alle altre province sommate.

Il governatore della Regione Abruzzo a tal proposito aveva dichiarato sulla propria pagina Facebook che “Alcuni ‘avvelenatori di pozzi’ (che non voglio citare) continuano da tempo, in alcuni casi da mesi, a diffondere notizie false e persino infamanti su come viene utilizzato il reparto Covid dell’ospedale di Pescara. Magari erano gli stessi che quando lo realizzammo e inaugurammo a tempo record, con quasi il 30% di ribasso d’asta e conseguente risparmio di fondi, predicavano contro la ‘cattedrale nel deserto’ che sarebbe rimasta vuota e inutilizzata. Ora, invece, strillano un giorno sì e l’altro pure denunciando lo ‘scandalo’ della mancata accettazione di ricoveri provenienti da fuori provincia, solleticando l’atavico campanilismo risentito che flagella l’Abruzzo da generazioni. È quindi necessario diffondere i dati reali, che dimostrano come l’ospedale Covid di Pescara stia svolgendo un ruolo fondamentale per dare ricovero ai pazienti abruzzesi, accogliendo una percentuale importante anche dalle altre province (e persino da altre Regioni). Il dato relativo alla giornata del 29 ottobre, infatti, dimostra come il 55% dei ricoverati in terapia intensiva (6 su 11) provenga da fuori provincia, e solo il giorno prima altri 4 pazienti in T.I. provenivano dalla Asl di Chieti, dei quali 2 sono purtroppo deceduti e 2 erano stati dimessi. Il 28 ottobre, quindi, la percentuale dei pazienti ‘forestieri’ è stata del 66%. Solo un terzo dei pazienti ricoverati in terapia intensiva era della provincia di Pescara, il giorno dopo meno della metà. In terapia sub-intensiva la percentuale dei non-pescaresi sale all’85% (6 su 7). Dei 76 pazienti in degenza non-intensiva, il 20% proviene da L’Aquila, Teramo e Chieti. Dove sarebbe, quindi, lo ‘scandalo’ denunciato? Sarebbe ora che chi vuole fare, legittimamente, l’opposizione, imparasse a farla con serietà, senza alimentare fantasmi, sospetti, guerre fratricide, illazioni. Dire contro l’evidenza dei fatti che a Pescara qualcuno stia rifiutando di accogliere malati di altre province, oltre che falso e infamante, è profondamente ingiusto verso il personale medico e paramedico che sta facendo i salti mortali per affrontare l’emergenza”.
Una lettura dei dati sul covid hospital che analizza le percentuali ma che sembrerebbe non considerare i dati assoluti.