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Rifiuti da Roma, i sindaci del Lazio hanno detto no al pattume altrui. Oggi la decisione dell’Abruzzo

L’Aquila. “Facciamo chiarezza sui rifiuti. Dal 2013 – anno di chiusura della discarica di Malagrotta con il Pd che aveva al governo Letta-Renzi, in Regione Zingaretti e al Comune Marino e si “dimenticò” di pianificare una alternativa – il piano regionale del Lazio non è stato ancora aggiornato: di conseguenza, la Regione dichiara di non riuscire ad accogliere le tonnellate di indifferenziato prodotte da cittadini e imprese”, ha scritto Virginia Raggi sulla sua Pagina Facebook, imputando la colpa al Pd. “Al momento Roma raccoglie i propri rifiuti e prova a conferirli nelle poche strutture della Regione che, però, pare che siano insufficienti. Si tratta in tal caso di un sistema fragile che stiamo rendendo forte e stabile con la richiesta di autorizzazioni per costruire impianti di compostaggio e di riciclo; con l’estensione della raccolta differenziata spinta a oltre 1 milione di abitanti nel 2018″.

Ma c’è di più, come riportato da Il Messaggero, esiste un paradosso, “nel Lazio gli impianti per il trattamento dell’indifferenziata prodotta dalla Capitale ci sono e potrebbero sopperire all’intero fabbisogno senza bussare fuori regione”, si tratta ad esempio di  Guidonia Montecelio, dove però “il sindaco pentastellato, Michel Barbet, eletto a giugno in campagna elettorale è stato molto chiaro: «Non prenderemo un grammo dei rifiuti di Roma»”. Un altro rifiuto viene da Aprilia, secondo “il nuovo accordo stipulato con la Rida Ambiente in località Sacida”, da 70 mila tonnellate si è scesi a 40mila l’anno, come ha spiegato sempre a Il Messaggero il patron di Rida Fabio Altissimi.

Anche “i sindaci del Basso Lazio hanno” detto “no all’immondizia proveniente da qualsiasi altra provincia e il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, ha ribadito che «il ciclo chiuso dei rifiuti impone il trattamento dell’intera filiera all’interno del singolo ambito territoriale»”, insomma, “l’emergenza rifiuti si gioca sul filo della diplomazia politica. Tutti gli amministratori temono di essere tacciati per coloro che trasformano il proprio territorio in una «pattumiera»”.

La posizione del resto del Lazio è dunque abbastanza chiara, nessuno vuole i rifiuti della capitale, per questo si è ricorsi ad aiuti dell’esterno. Ma ora che Emila Romagna e Toscana sono state escluse non resta che attendere la decisione dell’Abruzzo che potrebbe arrivare entro oggi. I siti Abruzzesi in cui saranno trasportati i rifiuti romani sono tre: Aciam di Aielli, nella Marsica, che però ha fatto sapere di non avere disponibilità al momento; il Cogesa di Sulmona e il Deco di Chieti, dove il sindaco, Umberto Di primio, si è detto pronto a vietare il passaggio dei camion che trasportano rifiuti se non ci sarà chiarezza su impatto ambientale. Di fatto però l ‘Abruzzo, nel sito di Aielli, accoglie già il pattume romano. Quindi si tratterebbe di un ulteriore sforzo che D’Alfonso ha definito temporaneo. Dopo aver chiesto informazioni più dettagliate, il governatore ha parlato di 3 mesi di aiuti a Roma per gli indifferenziati.