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Rifondazione Comunista scende in piazza a Teramo: pensioni, lavoro e salario i temi principali della campagna nazionale

Teramo. Questa mattina il Circolo di Teramo del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea, ha organizzato un’iniziativa di propaganda con un volantinaggio in Largo San Matteo a Teramo, durante il mercato settimanale, per diffondere la seconda fase della campagna nazionale del PRC-SE sulla questione sociale.

I militanti di Rifondazione, con il segretario cittadino Mirko De Berardinis, sono scesi in piazza, allestendo un presidio con uno striscione, con le parole d’ordine “pensioni, lavoro, salari: facciamo come in Francia!”.

Come ha ricordato l’Istat il quadro del nostro Paese ha oggi solo ombre. La disoccupazione giovanile è al 28,9%, calano gli occupati, crollano i posti fissi. Si registra il record storico di precari: 3 milioni e 123 mila. Molte delle persone che risultano occupate vivono al di sotto della soglia di povertà. Il governo non ha concretamente avviato nessuna svolta e i teleschermi sono affollati di privilegiati che invocano l’abolizione di “Quota 100” e del reddito di cittadinanza.

Siamo di fronte ad un sistema in cui centro destra e centro sinistra non intendono porsi il problema della salvaguardia dei diritti di chi lavora o ha lavorato. L’Italia è il Paese con i salari e le pensioni più bassi d’Europa e in cui si continuano a chiedere sacrifici a chi non ha nemmeno le risorse per curarsi, in nome dei vincoli di bilancio. Lo sciopero francese contro la riforma delle pensioni ha un’importanza decisiva per tutta Europa, dopo decenni di ritirata e perdita di diritti. Indica l’unica strada per imporre anche in Italia l’eliminazione definitiva della legge Fornero, cioè la ripresa delle lotte di tutto il mondo del lavoro.

Rifondazione Comunista è mobilitata per chiedere un salario minimo orario di non meno di 9 euro, l’abolizione del Jobs act, la reintroduzione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il diritto per tutte/i di andare in pensione entro i 62 anni, la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali. Basta con privatizzazioni e precariato. La lotta dei lavoratori francesi è la nostra lotta. Cambiare è possibile, con la lotta si può!