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#Rigopiano, legale familiari: hotel era da evacuare con aerei come prevede la direttiva emergenze

Rigopiano.­ “Ove la struttura della Protezione Civile avesse funzionato a dovere, attraverso la sala operativa nazionale avrebbero dovuto essere attivate le Forze Armate, le quali autonomamente o in concorso con le altre amministrazioni, avevano il potere e dovere di procedere all’immediata evacuazione ed al soccorso dei feriti tramite le risorse aeree, come prevede la direttiva concernente gli ‘indirizzi operativi per la gestione delle emergenze’ del 3 dicembre 2008”. Lo scrive nella lettera di diffida alla Rai dalla messa in onda dell’ instant movie ‘C’è qualcuno’, l’avvocato Romolo Reboa, il legale che, insieme a Gabriele Germano, Maurizio Sangermano e Roberta Verginelli assiste ventuno familiari delle vittime del disastro di Rigopiano e il sopravvissuto Giampaolo Matrone. Nella tragedia dell’hotel travolto da una valanga il 18 gennaio scorso sono morte 29 persone; 11 i sopravvissuti. Reboa, in riferimento al lavoro di Michele Santoro,

parla di “uno spettacolo televisivo che ha quali protagonisti dei servitori dello Stato che hanno fatto il loro dovere con splendida dedizione, ma che sono stati costretti ad affrontare difficoltà ed intemperie con mezzi inadeguati, quali l’ immotivata decisione di non far alzare immediatamente in volo uno dei quattro elicotteri HH101A Caesar in dotazione al 15° Stormo dell’Aeronautica Militare”. Al riguardo il legale spiega come “da indagini difensive sia emerso che tali mezzi sono adibiti tra l’altro a missioni di ricerca, soccorso ed evacuazione medica, e si caratterizzano per la particolare configurazione geometrica delle pale, che consentono di ridurre sensibilmente le problematiche di scarsa visibilità connesse all’atterraggio in zone sabbiose o nevose, e che risultano particolarmente vocate per il volo notturno”. Secondo Reboa, l’intervento delle forze aree “avrebbe probabilmente salvato vite umane ed evitato al mio assistito Giampaolo Matrone le gravi lesioni conseguenti l’essere stato per ben 60 ore sotto le macerie”.