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#Rigopiano: ronde del comitato familiari delle vittime contro il turismo del macabro

Pescara. ­ Il “Comitato vittime di Rigopiano”, che riunisce i familiari del disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto da una valanga il 18 gennaio scorso, con 29 vittime, annuncia ronde contro il turismo del macabro, dopo che, nei giorni scorsi, sono state denunciate diverse persone, sorprese nei pressi del rudere dell’albergo. L’area è sottoposta a sequestro, ma a più riprese è stata segnalata la presenza di intrusi. “Vista la totale passività delle istituzioni nell’adottare misure che impediscano in modo efficace ai visitatori di accedere nell’area posta sotto sequestro, abbiamo deciso di organizzare noi un servizio di ronda per sorvegliare l’area ­ fa sapere il comitato in una nota ­. Ogni fine settimana, abbigliati con magliette realizzate per l’occasione e attrezzati con tende e radio per la comunicazione, ci alterneremo presso una postazione appositamente studiata, da cui è possibile controllare tutta l’area dell’hotel e, attraverso binocoli ed una macchina fotografica con obiettivo speciale a lungo raggio, fotograferemo chiunque oltrepassi il limite della zona rossa senza autorizzazione, consegnando successivamente le foto alle forze dell’ordine e sporgendo adeguata denuncia”.

Domenica 18 giugno alle ore 9, a 5 mesi dalla tragedia “che ha distrutto le nostre vite”, il comitato si radunerà presso la Baita della Sceriffa, a pochi chilometri dal luogo del disastro, “per parlare delle prossime mosse” e in particolare per affrontare “l’argomento del turismo macabro”. Questa mattina, su disposizione del sostituto procuratore di Pescara Andrea Papalia, sono stati avviati i lavori per l’installazione di una recinzione di protezione anti­intrusi, “perimetrale al solo rudere dell’albergo, sia nella parte integra che in quella crollata, e all’area immediatamente adiacente all’edificio e comunque interessata dalla valanga”. Un provvedimento giudicato insufficiente da Antonio Trotta, uno degli esponenti del comitato, secondo il quale “la recinzione riguarda soltanto le macerie, mentre l’area sotto sequestro è molto più ampia e va salvaguardata dalla presenza di intrusi”.