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Regionali: per centrodestra e centrosinistra più dubbi che certezze. A quando il nome?

Situazione di stallo. Ma chi ci guadagna?

L’Aquila. Confusione e incertezza da un lato (quello del centrodestra) attendismo e apprensione dall’altro (quello del centrosinistra) sono gli aspetti che più emergono da questi giorni di tensione pre-elettorale.

Inutile girarci intorno, la coalizione con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia non sembra più così coesa come aveva paventato di essere. Scelte di potere non condivise, ovviamente, sono alla base dei malumori che si riverberano sul nome del candidato presidente.

Al netto di prese di posizione piu o meno attendibili, però (leggasi Bellachioma che con la Lega vorrebbe correre da solo) se da Roma non vi saranno imput, nessuno potrà muoversi autonomamente. Per la serie: can che abbia non morde.

Il centrosinistra resta alla finistra, invece, ben attenta a tutto ciò che si muove attorno alle scelte e ai movimenti delle opposizioni. Le valutazione da fare, però, sono diverse. È fuori di dubbio che serve ritrovare coesione ed entusiasmo e, soprattutto, essere in grado di trasmettere sia l’una che l’altra. Così come appare scontato che il nome del candidato dovrà necessariamente essere qualcuno in grado di accontentare tutti e soprattutto far leva su un carisma in grado di trascinare l’intero partito.

Aspetto, quest’ultimo, che potrà essere quello più determinanti. Perché, come le ultime elezioni politiche ci hanno insegnato, un voto di pancia può risultare ben più determinante di tanti discorsi e progetti accattivanti. Ma questo il Pd lo sa bene.