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Consorzio Vini d’ABruzzo 2

Sgarbi all’Aquila per la presentazione del libro Saturnino Gatti, pittore e scultore

L’Aquila. “Saturnino Gatti. Pittore e scultore del Rinascimento aquilano” è la prima, monumentale, monografia dedicata all’artista abruzzese, ad opera di Ferdinando Bologna, edita da “Textus Edizioni”. Tante le persone accorse ieri alla presentazione del volume, troppe per il piccolo Auditorium del Parco. Ad affollare la sala, l’eccentrica presenza del critico d’arte Vittorio Sgarbi. Nato a Pizzoli, Gatti fu un pittore e scultore rinascimentale. Studiò a Firenze, nella bottega del Verrocchio, la stessa (per intenderci) frequentata da Leonardo Da Vinci, Ghirlandaio e Perugino. A lui l’illustre famiglia dei Montefeltro, una delle più potenti dell’epoca, commissionò diversi dipinti. Sgarbi lo definisce il “Raffaello dell’Abruzzo” e descrive concitato la cura nel panneggio degli abiti dei suoi soggetti, in un “astratto che cerca di recuperare l’essenza di una forma”. Ma allora perché fino ad oggi il suo nome è rimasto nel silenzio? Il critico accusa i suoi colleghi che, a partire da Giorgio Vasari, hanno esaltato con presunzione l’arte veneta e toscana, gettando completamente nell’ombra figure eccellenti (e di non minor merito) di altre zone geografiche. Durante gran parte dell’incontro il “personaggio Sgarbi” predomina. L’Auditorium del grande architetto Renzo Piano? E’ un “cesso”, una ”capanna indiana”. I tecnici delle diapositive (puntualmente sbagliate) dei “rincoglioniti”. Critici quotati come Achille Bonito Oliva delle “capre ignoranti”. Ma, ironia a parte, di lui colpisce l’eloquenza. Sgarbi riesce a mantenere un discorso culturalmente elevato mantenendo un linguaggio colloquiale. Bologna, personalità più riservata e meno avvezza alle telecamere, non parla che per pochi minuti, rimproverando al collega più giovane la sua eccessiva loquacità. Ma la stima reciproca è evidente. Dopo una breve “chiacchierata” fra i due critici, sulle dubbie attribuzioni di alcune opere del Saturnino, la manifestazione giunge al termine ed il critico aquilano riceve simbolicamente le chiavi della città dal sindaco Massimo Cialente. Sgarbi non esita a definire il libro di Bologna, seppur nella sua complessità, “l’opera definitiva a un grande maestro del Rinascimento.” Diego Renzi