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Sbarca a Roma lo spettacolo dell’attore pescarese Simone Fraticelli – l’intervista

attorePescara. Nel fine settimana appena passato si è tenuto un evento di cui la nostra città può andare fiera. L’attore pescarese Simone Fraticelli ha portato in scena al Teatro Pegaso di Roma il suo spettacolo “Niente più metafisica”, interamente scritto, diretto e recitato da lui stesso.
In occasione di questo evento, l’ho incontrato per intervistare quello che è uno dei più promettenti attori della nostra regione.

Partiamo con una domanda che pongo spesso a coloro che intervisto. Se tu avessi l’opportunità di parlare con uno dei tuoi miti, cosa gli chiederesti?

Sono un grande appassionato di storia, credo che avrei un gran numero di tappe da fare. Credo sia importante studiare la vita degli uomini illustri, perché sono accomunati tutti dagli stessi tratti, ovvero l’aver vissuto le fasi di: ascesa, apogeo e caduta. Che credo insegnino all’uomo la via naturale alla restituzione del dono della vita, spesso dato per scontato. E per via naturale intendo il conseguimento di una mentalità un po’ zen, come a dire: non prendertela troppo se le cose vanno male, capita a tutti. Vorrei conoscere Napoleone magari per fare una partita a scacchi, visto che era un abile stratega anche nel gioco. Magari una serata a bere vino con Omero, o in compagnia dei bohémien, gente che di certo sapeva divertirsi. Sarei curiosissimo di vedere gli spettacoli dell’imperatrice di Bisanzio Teodora che pare desse da mangiare alle anatre in scena, ma non esattamente con le mani, in performance piuttosto osé. Avrei davvero tante tappe da fare e il semplice saper dare una risposta ad una domanda del genere mi preoccupa circa la mia salute mentale. (Ride)

Quali sono i grandi autori e attori a cui ti ispiri?

Di Shakespeare ho sempre ammirato l’incredibile capacità di alternare il tragico al grottesco, come è appunto nella vita. Chi prima di lui avrebbe inserito un monologo sul perché il vino causa problemi di erezione dopo il regicidio di Duncan in una tragedia a fosche tinte come il Macbeth? Di Dostoevskij grazie a Delitto e castigo e Memorie dal sottosuolo la ricerca della vita interiore del personaggio, spesso vero fulcro della trama. Ammiro profondamente Petronio per l’incredibile eleganza dello stile persino narrando scene di stupro o intima bestialità e Paolo Villaggio per la forza comica compagna della cattiva stella che ho sempre amato teneramente. Autore che ho avuto la fortuna di conoscere e innamorarmene da bambino prima che i grandi romanzieri depressi prendessero il sopravvento sulle mie letture.

attore 2Partendo da Pescara, ora sei arrivato sino a Roma con i tuoi spettacoli. Quali differenze hai notato tra la nostra scena di dimensioni provinciali e quella della capitale?

La differenza principale consiste nel sottofondo culturale, in Italia purtroppo il teatro non fa parte della tradizione popolare come invece è nei paesi anglosassoni e soprattutto russi. In provincia i teatri stanno cominciando a rinunciare ad intere stagioni, perché il pubblico diserta, ma come dargli torto? I biglietti sono cari, gli spettacoli spesso amatoriali mentre in casa tra sky e lo streaming illegale si ha l’imbarazzo della scelta. Chiudono i cinema figurarsi i teatri. Solo nelle grandi città come Roma, Milano e Napoli, la situazione è un po’ diversa; vi è un ambiente culturale più dinamico e vivace. O detta in breve ci sono spettatori anche sotto i 60 anni.

Una domanda che non si dovrebbe fare all’autore, ma che io ti faccio egualmente. Il pubblico come si è comportato alla prima del tuo spettacolo? Ha apprezzato?

Fortunatamente sì, anche se purtroppo è passata la moda di lanciare pomodori, che devo dire trovavo fondamentale. Visto che il pubblico e la critica oggi sono estremamente buoni e sia grandi spettacoli che innominabili cagate… si può dire cagate? (ridiamo) Sono equiparati e questo credo sia appunto uno dei motivi per cui la gente non vada più a teatro. Quindi per quanto si possa applaudire e complimentarsi, avrò sempre il sincero dubbio sopra ogni cosa.

Il tuo spettacolo è decisamente ironico, ma anche decisamente impegnato e complesso. Come ti è nata l’idea di affrontare temi tanto difficoltosi in modo così particolare?

Principalmente grazie a Louis C.K., un comico della stand up americana. La sua comicità assolutamente travolgente nasce dall’assoluta sincerità dei suoi testi, dalla possibilità di lasciar intravedere tra le maglie del significato letterario la vita reale dell’interprete. Spesso più fantozziana e simpatica di quando si immagini. L’ho visto riuscire ad affrontare temi molto delicati e spesso talmente intimi da poter suscitare vergogna. Il risultato è vedere un’anima a nudo e in scena non credo ci sia nulla di più bello e forte. Non sempre possibile da attore, è una possibilità meravigliosa da attore/autore. L’idea di affrontare temi estremamente complessi come la metafisica o la poesia in linea comica nasce dall’esigenza della performance che deve essere comunque sia fruibile da ogni tipo di pubblico. Vero che Amleto suggerisca di recitare non per il pubblico che “se ne intende” e di non cercare i facili clamori ed applausi, ma certo lui parla per mano di una penna che riuscì a risvegliare le menti sia della nobiltà e dell’intellighenzia con l’immenso merito di piacere al popolo. E questa credo sia la strada più intelligente da seguire seppure con tutti i limiti e i rischi che comporta non avere la penna di Shakespeare.

Hai timore che qualcuno possa fraintendere i punti “forti” del tuo spettacolo? Del resto, in un paese come l’Italia, affrontare temi come quelli religiosi con cinismo e ironia può sempre creare polemiche.

Fraintendere è facile, e il mio testo non mira ad offendere nessuno, anche se so perfettamente di star mentendo. Mi concedo la stessa ipocrisia della mentalità bigotta che condanna il peccato e non il peccatore; cui sento condannare l’omosessualità ma non gli omosessuali che sono comunque persone (che “sono comunque persone” è una delle frasi a riguardo più belle che abbia mai sentito che personalmente mi ricorda Tognazzi in costume da cardinale nel film nell’anno del Signore; -Sai cosa ti dico? Secondo me questi Giudei sono uomini quasi quanto noi-), è ovvio che offendendo i comportamenti a mio avviso irrazionali vada a offendere chi li compie. Fortuna c’è chi ne ride.

Noi ci conosciamo da molto tempo, perciò so bene quanto tu ti sia impegnato a fondo per raggiungere l’obiettivo di diventare un attore professionista. Quali consigli daresti a un giovane alle prime armi che vuole intraprendere questa strada?

Capire innanzitutto il proprio obiettivo con estrema sincerità. Molti sono i motivi che spingono sempre più ragazzi a intraprendere la via dell’arte, non sempre distinguibile da quella dell’intrattenimento, il suo più feroce nemico. Film di propaganda come Nāṣiriya sono una via facile di guadagno che spesso alletta, per quanto credo che se si finisca a fare un’opera di apologia dell’intervento armato, forse non era la via dell’arte quella da intraprendere. Il consiglio che posso dare è allora non immaginare questo mondo come un’isola fantastica dove scorrono latte e miele (visto che solo opere del genere garantiscono forti guadagni) ma comprendere che è una vita ricca di ostacoli e difficoltà. Se poi l’obiettivo è quello della fama personale mi permetto di sconsigliare questa via. Almeno spero che non ci sia bisogno di altri così.

Quali sono invece i grandi autori contemporanei che ammiri di più?

Mamet, e Groening sicuramente. Ma sono fiero di provenire da Pescara, la terra che ha dato origine ad uno dei più grandi autori di tutti i tempi: Ennio Flaiano vincitore di uno Strega e persino di un Oscar per Otto e mezzo (no, non D’Annunzio, non me ne vogliano i suoi estimatori, ma io lo trovo decisamente un trombone)

Ti ringrazio per l’intervista!

Grazie a te e ai lettori! Alla prossima! @AndreaMicalone