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Scandalo processo Bussi. Tutti sapevano, oltre ad avvocati e pm anche D’Alfonso e Legnini

Bussi. Ancora occhi puntati sul processo dello scandalo della discarica di Bussi che vedeva imputati 19 persone per lo più ex dirigenti e tecnici della Montedison. Tutto ebbe inizio con l’anticipazione della sentenza prima della sua emissione, poi spuntarono anche le presunte pressioni sui giudici popolari. Il Fatto Qbussi_sequestro_discaricauotidiano, che si sta occupando del caso, ha pubblicato notizie secondo le quali molti esponenti delle istituzioni erano stati informati sia delle pressioni sui giudici popolari sia soprattutto del verdetto in anticipo. Tra questi il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, gli avvocati di parte civile,  l’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, persino i pm Bellelli e Mantini e, notizia di ieri, anche il Csm di Giovanni Legnini. Il senatore di Chieti del Pd, nominato lo scorso anno alla carica più alta dell’organo di autogoverno della magistratura dopo il Presidente della Repubblica, avrebbe saputo in anticipo circa l’esito del processo. Legnini non avrebbe potuto fare molto perché non avrebbe ricevuto prima alcun esposto firmato. Quello di  Gerardis è arrivato 5 mesi dopo la sentenza. Gerardis ha poi dichiarato di aver saputo in anticipo l’esito della sentenza già a dicembre ed il perché non abbia denunciato allora rimane un mistero. Così come rimane un mistero il perchè tutti gli altri non abbiano fatto nulla per informare superiori ed istituzioni di un fatto di una gravità unica. Ora a cercare di fare chiarezza ci sono diverse indagini.  Secondo le notizie pubblicate da Il Fatto il giorno cruciale della “fuga di notizie sulla sentenza” è il 4 dicembre  2014, 15 giorni prima della sentenza, quando i pm hanno partecipato ad un incontro alla presenza degli avvocati delle parti civili, dell’avvocatura dello Stato, un agente della polizia giudiziaria del corpo forestale. Fu in quella circostanza che uno dei pm avrebbe affermato “si va verso l’assoluzione”. Bisogna aggiungere che alla riunione erano presenti diversi avvocati delle parti civili tra cui i rappresentanti di Solvay mentre tra le parti civili del processo figurano enti (Comuni e province) e altre istituzioni. C’è dar far luce anche sull’esposto della denuncia circa le pressioni sui giudici popolari mai spedito al Csm. Di tutta la vicenda nessuna parola spesa dal governatore circa le accuse a lui rivolte sulla scabrosa vicenda.