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Scontri nel pre-partita Francavilla-L’Aquila: confermati undici arresti e quattro daspo

Francavilla. Il giudice del Tribunale di Chieti Valentina Ribaudo ha convalidato oggi l’arresto differito operato dai carabinieri della Compagnia di Chieti nei confronti di 7 tifosi del Francavilla calcio, di età compresa fra 19 e 40 anni, resisi protagonisti di tafferugli e scontri, con la tifoseria avversaria, prima dell’incontro di calcio casalingo con l’Aquila che si è disputato il 22 ottobre. Per tutti l’accusa formulata dal pm Giuseppe Falasca è di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate a pubblico ufficiale e lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive: nello scontro fra le due tifoserie sono volate bottiglie, bastoni e accendini e due carabinieri hanno riportato contusioni guaribili in 5 e 7 giorni. Il giudice ha anche disposto nei confronti di tre tifosi gli arresti domiciliari e di altri quattro l’obbligo di firma e il Daspo.

Il processo con il rito direttissimo è stato fissato per il prossimo 8 novembre. Dinanzi al palazzo di giustizia a Chieti, dove si è tenuta la lunga udienza di convalida, presenti diversi carabinieri e poliziotti, al loro arrivo i sette tifosi francavillesi hanno trovato una dozzina di tifosi del Chieti Calcio i quali per alcuni minuti ha esposto per solidarietà uno striscione del loro gruppo, che poi hanno rimosso. In mattinata presso il comando provinciale dei carabinieri di Chieti si è tenuta una conferenza stampa durante la quale il comandante provinciale, colonnello Lino Ciccarella, il maggiore Massino Capobianco, comandante della Compagnia carabinieri di Chieti e il maggiore Edoardo Commandè, che comanda il nucleo investigativo dei carabinieri de L’Aquila, hanno riscostruito sua la fase degli scontri pre partita sia l’attività di indagine svolta successivamente e che, grazie ad alcune riprese video e fotografie, ha permesso di identificare sia i sette tifosi del Francavilla, sia i cinque dell’Aquila che pure sono stati arrestati alcune ore più tardi nella loro città perché ritenuti responsabili degli scontri.