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Consorzio Vini d’ABruzzo 2

Si diffonde la psicosi lanciata dall’Oms, in Abruzzo vendita carni rosse scesa del 20%

L’Aquila. A poche ore dall’allarme lanciato dall’OMS sulla pericolosità delle carni rosse, la vendita è già in forte calo in tutt’Italia. A Sulmona, presso l’Officina dei Sapori, la Fiesa Confesercenti sta analizzando i dati dei mercati e dell’andamento delle vendite. Dai primi dati disponibili, emerge che le persone si stanno spostando sulla carne bianca; ma è impensabile mettere in tavola solo fagioli e insalata. arrosticini-300x224Purtroppo, in merito all’allerta tumori legata al consumo di carne rossa lanciata dallo studio dell’Oms, si fa un calderone e alla fine non si sa bene di che cosa si sta parlando. Anche perché il campione è mondiale e non è riferito solo ai consumi pro-capite di carne in Italia. Secondo Fiesa Confesercenti, il vero problema è la globalizzazione del cibo: tutti i prodotti della carne sono a ciclo breve (cioè prodotti altamente deperibili e delicati); se si pretende di farli durare sei mesi, è chiaro che vengono aggiunte altre cose, conservanti, coadiuvanti coloranti e aromatizzanti. Questo bisogna saperlo. Per questo Fiesa Confesercenti invito tutti a vedere come sono fatte le carni meccanicamente separate: vengono recuperati gli scarti di lavorazione che vengono letteralmente spremuti e poi si aggiunge dell’altro per farli conservare. Sta dunque anche al consumatore la capacità di orientarsi e soprattutto di non farsi attirare da grandi sconti su prodotti di marca. Bisogna essere certi della provenienza delle carni; peccato che l’Unione europea ha tolto questa etichetta, perché non si può banalizzare un prodotto così importante nella grande distribuzione globale. Per la verità già da tempo la Fiesa Confesercenti e la Federconsumatori hanno pubblicizzato lo studio che ha anche ripercorso l’evoluzione del quadro della normativa sulla sicurezza alimentare, dai principi generali discendenti dalla legislazione europea, al pacchetto igiene, al regolamento sull’etichettatura, a quello sull’origine della carne e sulla tracciabilità animale, alla normativa Haccp, sino all’istituzione dell’Autorità europea della sicurezza alimentare. Lo stesso documento mette in luce anche la difficoltà dell’Europa di trovare una posizione comune atta a porre in primo piano la sicurezza alimentare e la piena tracciabilità di tutti i prodotti in etichetta. In un quadro, dunque, che resta sensibile e permeabile il rapporto Fiesa Federconsumatori evidenzia, da una parte, l’esigenza di affinare e specializzare i controlli in materia verso le aree che hanno prodotto maggiori criticità e, dall’altra, l’opportunità di un osservatorio che faccia attività di monitoraggio delle dinamiche dei consumi, delle criticità di sistema, delle segnalazioni di contraffazione e di reporting delle attività investigative con la creazione dello Sportello sulla sicurezza alimentare a supporto e sostegno delle aziende della distribuzione alimentare al dettaglio sia sul lato dei servizi obbligati che su quello delle relazioni con il consumatore e il mercato. L’Italia, da questo punto di vista, è un Paese molto attento alla sicurezza alimentare, perché tiene conto del consumatore finale e della sua attesa di vita. È indispensabile dare certezze sul prodotto e sulla filiera della carne soprattutto; questo significa che occorre informare capillarmente i consumatori non solo sulla provenienza del prodotto, bensì anche su come con che cosa vengono alimentati gli animali di allevamento destinati alla macellazione. Oggi in Italia c’è una nuova domanda di conoscenza e di sapere sull’origine dei prodotti, sulla loro consumazione, sugli abbinamenti, sulle preparazioni. Sono spazi di mercato non marginali e più forte valore aggiunto. Il tema della sicurezza alimentare è uno dei principali argomenti di attenzione da parte dei cittadini. Gli scandali alimentari sono costati al Paese oltre 10 miliardi di euro negli ultimi quindici anni. La Sicurezza dei prodotti alimentari ha ormai una dimensione europea. L’attività di controllo igienica e sanitaria in Italia è molto diffusa e capillare. Ma essa deve fare un salto di qualità verso i piani alti della filiera, accentrando i controlli nella fase di produzione e confezionamento, rafforzando lo strumento della lotta e contrasto al fenomeno dell’Italian sounding, la contraffazione all’estero di prodotti italiani che produce decine di miliardi di danno al made in Italy.