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Sisma L’Aquila, imprenditore: “Ho 500 mila euro da pagare, non mi resta che chiudere e licenziare tutti”

L’Aquila. “Ho 500 mila euro da pagare, una somma che non avevamo messo  assolutamente in programma di dover sborsare. Se questa assurda tassa postuma fosse confermata, non ci rimarrebbe altro che chiudere i battenti, licenziare i 30 operai ed andate altrove. Non si può contrastare un secondo terremoto a nove anni di distanza dalla tragedia”. A parlare con toni amareggiati e’ un imprenditore aquilano che da 20 anni ha la sua azienda nel capoluogo. L’imprenditore ha sfilato con migliaia di cittadini scesi in piazza per dire no alla restituzione delle tasse sospese ad imprese e professionisti del cratere del sisma richieste dalla commissione europea che le considera aiuti di stato e quindi concorrenza sleale. La sua condizione rappresenta la maggioranza dei 350 tra imprese e professionisti raggiunti dalla notifica di cartelle esattoriali. “Non ho problemi a dire il mio nome – spiega – Mi astengo dal farlo perche’ ho timore che il debito con l’erario possa diventare un grande problema con le banche che a causa delle cartelle esattoriali, potrebbero revocarci l’accesso al credito. Poi, sarebbe la fine”.

L’imprenditore e’ molto soddisfatto della reazione della comunità aquilana: “oggi abbiamo dimostrato che c’è una collettività ancora capace di scendere in piazza quando ai attenta alla sopravvivenza della città. Questo vuol dire che gli aquilani credono ancora nel futuro e nel rilancio di un territorio ancora ferito”. Secondo l’imprenditore, “i 5mila scesi in piazza oggi non hanno manifestato solo per le tasse ma anche per riaccendere i riflettori sulla situazione complessiva della ricostruzione”. “Non abbasseremo la guardia, la vicenda deve essere risolta definitivamente, non ci fidiamo della proroga di 4 mesi del governo uscente, il nuovo governo deve accollarsi l’infrazione comunitaria. Altrimenti torneremo a manifestare ancora più duramente”. L’imprenditore sottolinea che non e’ possibile parlare di aiuti di stato in un territorio in cui si e’ persa la competitività e dove sono venute a lavorare imprese da tutta Italia, l’Europa non può far parlare burocrati ciechi e insensibili. Anche se le tasse sospese non vengono coperte dai danni subiti, questo non vuol dire che abbiamo fatto concorrenza sleale. E’ assurdo pensarlo in questo contesto drammatico”.