La segue Firenze, che per un soffio toglie la seconda posizione a Bologna. Il capoluogo toscano registra risultati eccellenti sui fronti attrattività turistico-culturale e trasformazione digitale (prima posizione) e si colloca fra le prime città per mobilità sostenibile, stabilità economica, istruzione, lavoro, partecipazione civile ed energia. Bologna, invece, conferma la sua leadership negli ambiti del lavoro, energia e governance e partecipazione civile e guadagna un ottimo posizionamento per trasformazione digitale, istruzione, ricerca e innovazione e inclusione sociale.

Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia completano la classifica delle prime dieci smart city italiane. Un gruppo in cui emerge un forte blocco di città medie con ottime performance, come Trento, che guadagna una posizione grazie ai buoni risultati nella gestione dei rifiuti, Bergamo, che passa dal sesto al quinto posto e si distingue in particolare per solidità economica e gestione del verde urbano, Parma, prima per inclusione sociale e consumo di suolo e territorio, e Pisa, eccellenza nell’istruzione. Roma continua il suo percorso di lento avvicinamento al gruppo delle prime dieci, recuperando due posizioni rispetto al 2017 (sale dal 17° al 15° posto), grazie soprattutto alle buone performance negli ambiti di trasformazione digitale, turismo e cultura, innovazione e istruzione.

Sono alcuni dei risultati di ICity Rate 2018, il rapporto annuale realizzato da FPA, società del gruppo Digital360, per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso per diventare “smart”, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili. FPA ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono traguardi per le città. Le dimensioni tengono insieme 107 indicatori che, aggregati nell’indice finale ICity index, consentono di stilare la classifica finale tra 107 comuni capoluogo.

Nella graduatoria delle Smart City L’Aquila si piazza al 60° posto, perdendo due posizioni rispetto al 2017; precede Pescara (63esima), Teramo (76esima) e Chieti (81esima). E’ il secondo capoluogo del meridione d’Italia, dietro a Cagliari che è al 43esimo posto guadagnando quattro posizioni rispetto all’anno passato.

Analizzando i dati dell’Aquila sulle 15 dimensioni individuate da FPA, si evince come la città ottenga i peggiori risultati proprio sull’indice del lavoro (68° posto) – analizzato su alcuni indicatori e, tra gli altri, l’incidenza occupazionale, la qualificazione della occupazione e il suo equilibrio, di genere e anagrafico – e sulla trasformazione digitale, che fa precipitare la città al 94esimo posto. Un dato assolutamente allarmante. E che si accompagna, evidentemente, alla scarsissima solidità economica della città, intesa come capacità – presente e futura – di produrre ricchezza: L’Aquila è al 76° posto.

Non va meglio per ciò che attiene alla innovazione e alla ricerca, con un misero 61° posto. D’altra parte, la città ottiene risultati più che soddisfacenti per ciò che attiene il grado di istruzione, con un lusinghiero 26esimo posto.

Vale lo stesso per la promozione del turismo: l’attrattività turistica e culturale pone il capoluogo abruzzese al 50° posto della classifica generale. Non proprio esaltante. Male anche la mobilità sostenibile (57° posto) e la gestione dei rifiuti urbani (76° posto); preoccupante il livello d’inclusione sociale, che pone la città al 62esimo posto.

Come prevedibile, L’Aquila viene premiata, invece, dalle dimensioni che attengono al patrimonio ambientale: la città si piazza al 26esimo posto per la qualità dell’aria e dell’acqua, al 41esimo posto per il verde urbano, al 36esimo posto per ciò che attiene l’energia – l’andamento dei consumi, la qualità del servizio elettrico, l’adeguamento del patrimonio comunale – e addirittura al 3° posto assoluto, in Italia, per cura del suolo e del territorio.

“Dal rapporto ICity Rate 2018 emerge quanto sia cruciale il ruolo del capitale umano nel determinare il posizionamento complessivo delle città – afferma Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA –. Le tre città leader nella classifica generale, Milano, Firenze e Bologna, infatti, lo sono anche negli ambiti trasformazione digitale e lavoro, e si collocano al vertice anche nelle dimensioni istruzione, attrattività turistico-culturale e partecipazione civile, risultati che in parte riflettono e in parte determinano il loro superiore dinamismo. D’altra parte, però, è altrettanto chiaro che la sostenibilità sia un obiettivo ancora lontano per le città italiane, anche per quelle più avanzate nello sviluppo della smart city, che appaiono in difficoltà nella gestione e conservazione della qualità dell’aria e dell’acqua, dei rifiuti e del territorio. Le città leader devono perciò impegnarsi maggiormente su questi versanti, dove nei prossimi anni saranno proprio le nuove tecnologie basate sull’elaborazione e l’utilizzo dei dati prodotti dagli strumenti di sensoristica intelligente a offrire nuove opportunità di governo responsabile e rispondente”.

“Le tre città al vertice di ICity Rate 2018 seguono un modello di sviluppo e di governance urbana molto diversi, ma capaci di portare buoni risultati in molti delle dimensioni analizzate dalla ricerca – prosegue Dominici –. Milano, con i suoi elevati livelli di sviluppo, la distribuzione settoriale e quantitativa delle sue attività produttive, l’appartenenza piena alla rete delle città europee nodi di interscambio internazionale, è un’eccezione difficilmente replicabile altrove. Firenze è riuscita ad affiancare al suo tradizionale punto di forza, la cultura e il turismo, ottimi risultati nella trasformazione digitale, nel lavoro, nell’istruzione e nella mobilità sostenibile. Bologna, invece, è riuscita a ottenere il primato nella dimensione lavoro, consolidando allo stesso tempo i suoi punti di forza nell’energia e nella governance e partecipazione civile. Il tradizionale divario Nord/Sud si ripropone non solo negli ambiti di ritardo più conosciuti (lavoro, solidità economica) ma anche nei settori maggiormente innovativi (ricerca e innovazione, trasformazione digitale, energia). Si nota, inoltre, l’emergere di sette piccole realtà urbane innovative che realizzano i più significativi miglioramenti di posizione in classifica grazie alla combinazione di insediamenti innovativi, buona gestione di servizi funzionali e tutela delle condizioni di sicurezza e legalità”.