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Sodalizio tra ‘ndrangheta e mafia per “spartirsi” Abruzzo e Molise, tira la ricostruzione dell’Aquila

L’Aquila. Un accordo tra ‘ndrangheta e mafia siciliana per “spartirsi” Abruzzo e Molise. Ne parla in una recente relazione al Parlamento, la Direzione investigativa antimafia (Dia). Gli inquirenti citano piu’ volte l’operazione “Isola Felice”, che un anno fa porto’ all’arresto di 25 persone e a circa 150 avvisi di garanzia, con un dispiegamento di 200 carabinieri operativi in sei diverse regioni. Tra cui Abruzzo e Molise, appunto, terreno naturale (e di confine) per la criminalita’ organizzata delle regioni al Sud. Le evidenze investigative emerse con “Isola felice” vengono definite dalla Dia come importanti tessere del mosaico espansionistico della ‘ndrangheta verso regioni “solo all’apparenza meno appetibili”. Forte e “operativa” sarebbe la presenza del gruppo Ferrazzo di Mesoraca (Crotone) nelle due Regioni, con il capo ‘ndrina che, prima di essere arrestato, aveva la propria residenza in provincia di Campobasso, e nel Sud dell’Abruzzo (Chieti-Pescara) si era reso promotore di un’organizzazione composta sia dai “suoi” calabresi che dal clan Marchese di Messina. Un sodalizio tra ‘ndrangheta e mafia siciliana, insomma, per il controllo degli stupefacenti nel Sud dell’Abruzzo – nella zona di Vasto – e per aprire un nuovo fronte nelle due Regioni. “Le indagini – si legge nella relazione – hanno ben delineato come la cosca Ferrazzo volesse ricompattarsi in Abruzzo, arrivando, appunto, in un’isola felice per rinsaldare le proprie attivita’ criminali”.
I Ferrazzo si erano rafforzati in seguito alla “caduta” del clan Cozzolino, della camorra campana, che era precedentemente egemone in Abruzzo e fu fortemente ridimensionato a seguito dell’operazione “Adriatico”, anch’essa della procura distrettuale antimafia dell’Aquila. Ma il dato rilevante e’ che per la prima volta la direzione nazionale parla di un’organica spartizione della “regione verde d’Europa” da parte di associazioni di criminalita’ organizzata (‘ndrangheta e mafia), che si accordano per un maggiore controllo del territorio.

Impossibile non pensare alla ricostruzione dopo i terremoti del 2009 e quelli che sono seguiti in Centro Italia a distanza di poco tempo. Nell’ultima relazione della Dia, nel territorio dell’Abruzzo si segnala la presenza di soggetti riconducibili alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo (Reggio Calabria). L’efficienza della cosca ha trovato conferma nell’ambito dell’operazione “Buena Ventura” che ha portato all’arresto di 19 affiliati, responsabili di traffico internazionale di stupefacenti, alcuni dei quali individuati a Pescara. La contiguita’ geografica dell’Abruzzo con la Campania e’ tra i principali fattori che hanno favorito le infiltrazioni di clan camorristici, anche attraverso la complicita’ di imprenditori, interessati ad acquisire i finanziamenti statali per la ricostruzione post-terremoto, e maggiori spazi nei mercati di competenza, come quello ittico. Sotto il profilo dell’attivita’ di aggressione patrimoniale, sempre secondo la relazione della Dia, la Guardia di Finanza ha eseguito decreti di sequestro preventivo di beni intestati a dei prestanome del clan Mallardo, compresi alcuni immobili situati a Castel di Sangro (L’Aquila).
Non mancano, infine, aggregazioni criminali composte da stranieri e da propaggini di clan napoletani e pugliesi per lo spaccio di sostanze stupefacenti, importate attraverso la rotta adriatica. La Prefettura di Teramo ha emesso un provvedimento interdittivo nei confronti del titolare di una ditta con sede a Martinsicuro (Teramo), che fungeva da prestanome per il clan Contini, per transazioni nel mercato ittico di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno).

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