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Sos animali e un pianeta da salvare: ai tempi del Covid la caccia in Italia non si ferma

Le associazioni a tutela degli animali chiedono al governo di fermare la tendenza filo-venatoria delle regioni e d'impugnare l'ordinanza dell'Abruzzo

L’Aquila. Il Wwf, l’Enpa, Lav e Lipu alzano la voce contro un Abruzzo “irresponsabile” nei confronti della tutela di animali liberi e cittadini relegati in casa a causa dell’emergenza Covid. Così nei giorni scorsi, le associazioni di categoria a favore della fauna selvatica esprimono al Presidente del Consiglio e ai ministri competenti, la richiesta d’impugnare l’ordinanza numero 108 del 12 dicembre 2020 del Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, in contrasto con le disposizioni del Dpcm del 3 dicembre e con le norme sulla caccia.

In una regione categorizzata come arancione nella scala cromatica della criticità emergenziale, i cacciatori continuano a svolgere la loro attività non solo nel comune di residenza ma anche all’interno dell’Ambito Territoriale di Caccia. Stesso privilegio rimane riconosciuto anche per l’attività dei pescatori, legittimati allo spostamento nell’intera Provincia di residenza.

Come l’Abruzzo, anche la regione Toscana, la Calabria e la Lombardia presentano contenuti identici nei loro atti già emanati a riguardo. Le associazioni polemizzano. “Mentre tutti i normali cittadini devono rinunciare ad una passeggiata in montagna o anche a svolgere una serie di attività economiche, i cacciatori possono muoversi liberamente su gran parte del territorio provinciale”.

Ricordiamo che per la cittadinanza rimane “vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune”. La motivazione della Regione Abruzzo che consente una maggiore libertà di movimento per i cacciatori (alle prese con un’attività privatistica) non risulta sufficiente per dimostrare un reale “stato di necessità per conseguire l’equilibrio faunistico-venatorio, per limitare i danni alle colture, nonché il potenziale pericolo per la pubblica incolumità”. Nella lettera al governo si evidenzia come la mancanza di dati oggettivi per il citato stato di necessità rendano l’Ordinanza del governatore abruzzese priva di chiarezza, in cui i supporti oggettivi motivazionali non vengono né riportati né citati.

“La caccia è una (discutibile) attività ludico-ricreativa che non è assimilabile ad attività professionale e che è assolutamente diversa, per scopo e funzioni, alla gestione della fauna, attività scientifica e regolata dall’art. 19 della legge 157 del 1992: articolo che esclude, anche in caso di eccezionali piani di controllo, il ricorso a operatori privati quali i cacciatori”, proseguono le associazioni, “infatti, nell’Ordinanza della Regione Abruzzo tale piano è disciplinato in un punto autonomo e separato. L’illegittimità delle disposizioni di questi provvedimenti regionali è del tutto evidente perché risultano in contrasto con il Dpcm in vigore e violano il principio secondo cui le Regioni non possono derogare “in peius” alle disposizioni nazionali poste a tutela della salute pubblica”.