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Sul piano rifiuti confusione totale, frutto di scarsa conoscenza e disinteresse per l’argomento

L’Aquila. “Una tematica che pur rivestendo un’importanza chiave si trova a non avere una benché minima quota di programmazione neppure nel breve periodo. Il caos più totale regna incontrastato e addirittura nell’ambito dell’ultima seduta di Consiglio regionale si è avuto l’ardire di rinviare la trattazione della questione presso la relativa Commissione di competenza pur sapendo che la stessa mai si riunirà visto che la legislatura è agli sgoccioli.

Un ulteriore tassello di un puzzle che dimostra come l’esecutivo targato Luciano D’Alfonso, dal 1970 a oggi, se non è stato il peggiore dell’Abruzzo, poco ci manca. E il delirio mastodontico che riguarda il Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti ne è la dimostrazione. L’ennesima”. Termini aspri quelli utilizzati da Leandro Bracco nell’approfondire un tema assai delicato e dalle molteplici sfaccettature quale risulta essere quello del Piano regionale dei rifiuti.

“Proprio il Piano – spiega l’esponente di Sinistra Italiana – è stato approvato con la L.R. 5 del 23 gennaio scorso denominata ‘Norme a sostegno dell’economia circolare-Adeguamento Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti (PRGR)’. Uno strumento attesissimo e di notevole rilevanza che però a marzo scorso il Consiglio dei Ministri presieduto da Paolo Gentiloni decise di impugnare davanti alla Corte costituzionale.

Diverse le obiezioni sollevate e, in particolare, quella riguardante la mancata realizzazione di inceneritori (circostanza in assoluto apprezzabile) nonché la cosiddetta ‘riserva di amministrazione’”. “Come previsto dalla L.R. 45/2007 – prosegue Bracco – il Piano deve essere adottato dall’organo esecutivo e poi trasmesso al Consiglio regionale che provvede, tramite deliberazione, alla sua approvazione.

Nel tentativo di fornire una soluzione alle criticità evidenziate da Palazzo Chigi, la maggioranza a guida PD si è precipitata, nel corso della seduta consiliare del 2 luglio scorso, ad approvare ‘fuori sacco’ il provvedimento amministrativo 97/2018 DGR 248/C. Vale la pena sottolineare come tale adozione abbia avuto come unica conseguenza quella di intervenire su un solo aspetto e cioè ridurre le distanze fra impianti di trattamento dei rifiuti e le ‘funzioni sensibili’”.

“A seguito della nuova approvazione – sottolinea Bracco – gli impianti potranno essere costruiti, ad esempio, nei pressi delle scuole. Il nuovo passaggio non garantisce comunque la sopravvivenza della legge in sede costituzionale. Come se ciò non bastasse, appunto nel corso della seduta di giovedì scorso 29 novembre, su proposta della maggioranza, il Piano medesimo è stato rinviato alla Commissione Territorio, Ambiente e Infrastrutture al fine di avviarne il riesame in attesa dell’atto di Giunta regionale il quale, unicamente, potrà modificare il contenuto del provvedimento”.

“Quest’ultimo rinvio – rimarca Bracco – ha dell’incredibile e dimostra con nettezza l’approssimazione e la superficialità con le quali si è proceduto. Il Piano di gestione integrata dei rifiuti è uno strumento di essenziale importanza in quanto ‘delinea sino al 2022 le scelte impiantistiche e gli indirizzi gestionali coordinati con gli altri strumenti di pianificazione di competenza regionale previsti dalla normativa vigente’.

Uno strumento che però ha tradito persino gli elementi positivi ai quali puntava come ad esempio l’esclusione degli inceneritori. Come non rilevare quanto grave sia il continuo rinvio dello stesso? Come può definirsi stabile ed efficace un modo di agire improntato alla sufficienza? Tutto questo non può non creare incertezza applicativa e ovviamente pesa parecchio nell’ottica delle procedure.

Per non parlare del fatto che a legislatura pressoché terminata, è palese la circostanza secondo la quale i tempi per una nuova approvazione siano una chimera. L’augurio che posso fare alla nostra regione – conclude Leandro Bracco – è che la vicenda riprovevole e tutt’altro che edificante del Piano regionale di gestione integrata dei rifiuti possa essere l’ultima ciliegina mortifera che compare sulla torta velenosa che cinque anni di governo a guida PD hanno donato all’Abruzzo”.