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Telespazio visto dall’alto, un “cuore” tecnologico e di comunicazione che brilla nella notte del Fucino

Ortucchio. Quando nella Piana del Fucino, in Abruzzo, furono poste nel 1962 le fondamenta di Telespazio forse non si poteva immaginare che in pochi anni sarebbe  diventato il centro spaziale più grande al mondo. Ma forse gli ingegneri guidati da Piero Fanti già intuivano le possibilità straordinarie offerte dalle moderne comunicazioni, che grazie ai satelliti potevano materializzare prospettive e sogni indicati nel 1945 dallo scienziato e scrittore di fantascienza Arthur Clarke.

Tre satelliti in orbita intorno alla Terra sul piano equatoriale e distanziati di 120 gradi secondo  Clarke  avrebbero reso la comunicazione globale e istantanea. Ed è quello che è accaduto.

L’evoluzione delle telecomunicazioni dagli anni ’60 ad oggi ha avuto, infatti, enormi ricadute sulla vita di milioni di persone. Basti pensare alla televisione, che con l’avvio delle trasmissioni via satellite in mondovisione ha avvicinato i continenti consentendo la visione contemporanea di avvenimenti sportivi – come le Olimpiadi del ’68 e i Mondiali di Calcio nel ’70 – o eventi epocali, come lo sbarco sulla Luna il 20 luglio 1969.

Oggi Telespazio è uno dei leader europei e tra i principali operatori al mondo nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari e  dispone di una rete internazionale di centri spaziali e teleporti. La società ha la sua direzione generale a Roma e può contare su circa 2.500 dipendenti, e un capitale sociale di 50 milioni di euro.

In pochi però sanno che di notte il centro spaziale del Fucino appare a forma di cuore, un grande sistema tecnologico di comunicazione  che batte nel cuore del Fucino.