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#Terremoto, Legnini: ricostruzione abruzzese sia modello, dal 2009 fase difficile ma riferimento per Paese

Santo Stefano di Sessanio. ­ “La ricostruzione abruzzese potrà costituire un modello, modello che si alimenta con una progressiva efficienza, efficienza edilizia, efficienza procedimentale e finanziaria, e con un rispetto delle regole, rispetto della legge, rispetto dei criteri di trasparenza che per fortuna si affermano”. Così il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, partecipando all’evento di posa della prima pietra della Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, il caratteristico borgo della provincia dell’Aquila, andata per tre quarti distrutta dal sisma del 2009. Legnini, in riferimento all’attuale situazione dell’Italia centrale ha sottolineato la “fase difficile” ma anche che “la solidità del lavoro che partì il 6 aprile 2009, all’Aquila e nei comuni del cratere, rappresenta un punto di riferimento molto positivo nel nostro Paese”.

­ In particolare per l’Aquila e il cratere abruzzese “la ricostruzione, ha aggiunto Legnini “procede in modo efficace, ormai da tempo e sempre più è in piena fase. Possiamo ritenerci soddisfatti dopo un periodo di incertezze negli anni passati e anche di carenze di risorse che provvedemmo a superare con un ventaglio di interventi normativi e finanziari a cavallo del 2013 e 2014”. “Oggi ­ ha proseguito il vicepresidente del Csm ­ i frutti si vedono, i cantieri si aprono, gli uffici speciali lavorano così come gli enti locali e i comuni, a pieno regime; il ministero dei Beni culturali, con la soprintendenza e le altre articolazioni stanno dando un contributo notevole al recupero dei beni stessi”. “Anche gli interventi della magistratura, spesso necessari, dimostrano ­ ha tenuto a evidenziare Legnini ­ che le malversazioni, la violazione della legge, costituiscono fatti episodici, per fortuna, e le zone con episodi di illeciti sono molto circoscritte”. In fine la sfida dei sindaci contro il rischio spopolamento. “Oggi ­ ha detto Legnini ­ i flussi culturali spingono nella direzione dello spopolamento ma gli stessi presidi del passato costituiscono una leva potente per il futuro”.