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Terrorismo nero: obiettivo distruggere Stato-fantoccio. Pronta bomba per mercato a Pescara

L’Aquila. C’era un piano finalizzato a colpire Prefetture, Questure e gli uffici di Equitalia, a distruggere lo “Stato fantoccio”, e a eliminare rappresentanti politici e persino gli ‘infami’ legati ai servizi segreti. Un piano che i carabinieri del Ros hanno scoperto e che ha portato agli arresti di 14 persone (11 in carcere e 3 ai domiciliari) ritenute i componenti di un’associazione clandestina denominata ‘Avanguardia Ordinovista’, dimage (1)i stampo neofascista, che puntava a sovvertire l’ordine democratico dello Stato e che aveva come base Montesilvano. Il gruppo ruotava attorno alla figura di Stefano Manni, ex carabiniere 48enne di Ascoli Piceno che – stando alle indagini condotte dalla Dda dell’Aquila – utilizzava il web, e in particolare Facebook, come strumento di propaganda eversiva, per incitare all’odio razziale e fare proselitismo. Tra i progetti coltivati dall’organizzazione e sfumati c’era anche l’assassinio di Marco Affatigato (esponente politico dal 1973 al 1976 del Movimento politico ‘Ordine Nuovo’, attualmente latitante in quanto accusato di associazione sovversiva) ritenuto ‘infame’ poiche’ legato “al 90% all’Aisi” e “per aver fatto arrestare tanti camerati”. A casa di uno degli indagati, poi, e’ stata trovata la lista delle persone che potevano rappresentare degli obiettivi da colpire. In un post intercettato il 28 settembre 2013 sul profilo Facebook, Manni scriveva: “Questo e’ il momento storicamente perfetto per carbonizzare Napolitano e la sua scorta. Da qui deve iniziare la liberazione d’Italia”. Il 29 ottobre sempre Manni postava la frase: “Colpire tutte le sedi Equitalia con ordigni ad alto potenziale, quando i dipendenti sono dentro”. Nel mirino del gruppo anche il presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio Mario Monti e l’ex ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge. Nell’ordinanza del gip Giuseppe Romano Gargarella si legge che “lo scenario politico ed economico italiano e’ considerato dal Manni e dal suo circuito ideologico l’humus favorevole per sollecitare sentimenti di antisemitismo e xenofobia, affiancati da marcate forme di istigazione ed incitamento ad azioni estreme, indirizzate sia contro personalita’ politiche che contro la magistratura”. Il 26 settembre 2013 Manni postava un’immagine di Enrico Letta, sovrastata da una didascalia dai toni chiaramente minacciosi: “Tu sai, e’ vero che sei stato condannato a morte?”. Preoccupato il commento del presidente della Comunita’ Ebraica di Roma Riccardo Pacifici: “Per chi si ispira al fascismo non ci devono essere mezze misure. Le forze di sicurezza del nostro Paese lavorano ogni giorno per debellare definitivamente questo tumore con l’aiuto di strumenti tecnologici sofisticati. Vogliamo credere che questo immenso lavoro si possa al piu’ presto concretizzare con sentenze esemplari”. Nel mirino degli estremisti del terrorismo nero c’erano, tra gli altri, anche l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini e l’ex presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi (Fi). Lo si evince da una intercettazione ambientale del 9 agosto scorso nell’abitazione di Lanciano (Chieti) di Katia De Ritis (reclusa in carcere). All’incontro, organizzato da Stefano Manni, capo indiscusso del gruppo, erano presenti anche Marina Pellati, Piero Mastrantonio e la compagna Monica Malandra. L’incontro e’ risultato essere una riunione programmatoria per l’attuazione di atti violenti e precisi obiettivi, indicati in “politici senza scorta e di poco peso” e “di punti di aggregazione di extracomunitari”. E’ poi emerso che proprio Katia De Ritis ha individuato e indicato ai presenti alcune personalita’ politiche tra cui l’ex presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e l’ex presidente della Camera, l’on. Pierferdinando Casini ritenuti “obiettivi con alto indice di fattibilita’”, non avendo, a suo dire, scorta. E’ emersa la necessita’ di attuare la strategia violenta contro i due esponenti politici effettuando, prima dell’azione, specifici servizi di pedinamento ed osservazione, al fine di capire le reali abitudini dei soggetti da colpire ed inoltre prendere esempio dalle Brigate Rosse nella costituzione di “cellule di 4 o 5 persone”. Sempre in una intercettazione telefonica, Manni parla con Valerio Ronchi, di 48 anni di Como (anche lui indagato nell’ambito della maxi inchiesta) sull’aspetto legato al finanziamento economico. Ronchi afferma: “allora bisogna trovare un qualcuno che dice, ascoltate, state, io sto fuori non voglio essere ne’ menzionato ne’ benedetto non mi interessa niente, ho la possibilita’ di darvi ‘x’, sono 100 mila euro, sono 500 mila euro, sono un milione di euro, fate qualcosa per piacere, fate qualcosa sono soldi che ho tirato su da aziende, 50 mila di qua, ma fate qualcosa vi prego, allora lo hai capito che ti puoi muovere”. Manni: “mbee’ certo”. Ronchi: “e siamo sempre li’, stesso discorso l’anno scorso, due anni fa che avevamo chiesto a Berlusconi, abbiamo detto tu stattenete fuori, ci prendiamo tutti i cazzi tuoi a sinistra che hai tu sul groppo ce lo prendiamo noi, dacci una mano, vuoi apparire non vuoi apparire questo lo devi decidere tu a noi non ce frega un cazzo, dacci una mano e’ una cosa economica, solo per poterci muovere tranquillamente perche’ anda’ in giro a fare il barbone e rischiare la vita per chi…no non lo faccio”. Contro l’immigrazione i terroristi neri avevano anche ipotizzato di piazzare una bomba nel bel mezzo del mercato multietnico di Pescara, davanti alla stazione centrale. “Li’ c’e’ un mercato esclusivamente loro – dice Stefano Manni parlando con Agnese Tiziana Mori – e uno va li’ alle 7.30 gira per le bancarelle, si misura qualche maglione, lascia la borsa e se ne va…e poi che Dio li abbia in gloria. Chiaramente uno ci va travisato, ci va come ci deve andare e poi vi spiego come, quello ve lo spiego io, quello e’ l’ultimo dei pensieri e dei problemi pero’ e’ di facilissima attuazione”. “Si si’ – replica la donna – non e’ cosi’ complicato, si puo’ fare, con le dovute cautele si puo’ fare”. Precedentemente, sempre parlando con Tiziana, Manni le aveva detto che a Montesilvano, citta’ costiera abruzzese dove risiede e dove l’organizzazione eversiva aveva la sua base principale, “non c’e’ uno spazio di 20 centimetri dove il balneatore possa passare per andare in acqua, c’e’ una barricata di negri che vendono di tutto”. Tiziana: “non ho parole”. E Manni: “questi evadono il fisco, colpiscono i commercianti italiani…ma siccome ci risiamo su queste cose ci mangia la camorra, ci mangia la ‘ndrangheta, ci mangia il politico. Io mi sono rotto i coglioni”. “Anche io” replica la donna e il capo conclude: “io non voglio dire che la Lega abbia ragione ma su tante cose dice la verita’…”.