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Test rapidi a disposizione dei medici di base, scoppia la polemica tra i sindacati

Forti perplessità dei sindacati sui tamponi veloci da fare negli studi dei medici di famiglia, dopo l’annuncio del premier che ha parlato di 5 milioni di test rapidi che saranno messi a disposizione
dei medici di base e l’adesione delle federazioni dei camici bianchi.

Il sindacato medici italiani (Smi) definisce “irresponsabile” una eventualità del genere. Dal canto suo la Federazione italiana sindacale medici uniti-Fismu chiede chiarezza sul ruolo degli ambulatori, “troppi annunci e poca sicurezza”. “Negli studi dei medici di medicina generale non c’è la possibilità di mantenere separati il percorso ‘sporco’ – casi sospetti Covid 19-, con il percorso ‘pulito’ – altri pazienti”, spiega Pina Onotri, segretario generale dello Smi, “nella maggior parte dei casi sono appartamenti in privati condomini. Si corre il rischio di causare assembramenti e diffusione del
virus. Rischiamo di fare da untori e lasciare scoperta l’assistenza di migliaia di cittadini malati
cronici od oncologici, se mai dovessimo chiudere gli studi per sanificarli o metterci in quarantena”.

Diverso il punto di vista della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), disposta ad aprire gli ambulatori per fare quei test principalmente nei casi in cui si tratti di “contatto di contatto”. “Ossia, non a persone sintomatiche, a cui dopo il test rapido comunque andrebbe ripetuto il tampone, ma a coloro che non hanno avuto un contatto diretto con pazienti positivi al virus”, chiarisce Silvestro Scotti, presidente Fimmg.

Anche la Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) ci tiene a sottolineare: “Si tratterebbe di eseguire i test soltanto su persone asintomatiche e solo per appuntamento. Evitando così file e problemi di sicurezza. E’ un modo per consentire la ripresa scolastica rapida, per esempio, dopo un caso di contagio”, dice il presidente della Fnomceo Filippo Anelli.

Ma per Cristina Patrizi, responsabile regionale dell’area convenzionata dello Smi Lazio queste argomentazioni non sono convincenti: “Questa modalità è contro le norme igienico sanitarie perchè si
mischiano i percorsi tra pazienti ordinari e pazienti ad alto rischio infettivologico”. E rilancia: “Per i tamponi si può pensare agli ambulatori territoriali e di cure primarie aperti il sabato e la domenica, se collocati in ambienti aziendali dedicati e già con personale infermieristico”.

Dal sindacato infine si dicono totalmente disponibili ad andare nelle scuole, dove i medici di medicina generale possono effettuare i tamponi rapidi o molecolari in ambienti dedicati, individuando un plesso di riferimento, per alunni, studenti, genitori ed insegnanti.