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Tua, Febbo: nomina Tonelli era inconferibile. Pasticcio da metodo D’Alfonso, costerà ricorsi milionari

Pescara. “Il presidente Tulio Tonelli non poteva e non doveva assolutamente in ogni modo rivestire il ruolo di presidente della Società Tua perché l’incarico era inconferibile così come sentenzia l’Autorità Nazionale Anticorruzione attraverso la delibera appena pubblicata n. 162 del 27 febbraio 2019”. A renderlo noto è l’assessore regionale alle Attività Produttive, Turismo e Cultura, Mauro Febbo. “La sua inconferibilità è molto grave”, spiega in una nota, “in quanto ne consegue la nullità immediata dell’atto di conferimento dell’incarico e del relativo contratto ai sensi dell’art. 17 del d.lgs. n.39/2013. Tonelli praticamente ha rivestito il ruolo di presidente di Tua in maniera abusiva aprendo adesso la strada a svariati ricorsi e contenziosi milionari visto che non poteva firmare e stipulare qualsiasi tipologia di contratti compresi quelli di tipo bancario e finanziario, come sono nulle tutte le decisioni assunte circa la gestione dell’impresa”.

“Da presidente della Vigilanza”, ricorda Febbo, “ho denunciato da subito la nomina di Tonelli invitandolo a rimuovere la sua palese incompatibilità. Ricordo come a supporto della mia denuncia politica vi sono anche due pareri inconfutabili che dichiarano l’incompatibilità di Tonelli: il primo è a firma dell’avvocato Stefania Valeri, dirigente del servizio Avvocatura Regionale che l’11 settembre, in una nota inviata alla Procura della Repubblica del Tribunale di Chieti, alla Procura Regionale Corte dei Conti e a tutti i vertici regionali, dove ribadisce come Tonelli si trovi in una ‘sussistenza di incompatibilità tra l’incarico di Presidente della società Tua e quello di amministratore unico di una società controllata del Comune di Pescara (ente con popolazione superiore a 15.000 abitanti) cosi come disposto dall’art.13, comma2 del D.lgs n.39/2013’. L’altro documento è a firma del dirigente Pierluigi Venditti, Responsabile dell’anticorruzione (Anac interna a Tua)”.

 “Pareri”, sottolinea Febbo, “mai accolti dal presidente D’Alfonso e da Tonelli che scientemente ed ostinatamente hanno ignorato le leggi e regolamenti vigenti incorrendo in un abuso senza precedenti ed ora vista la conclamata inconferibilità si apre la strada a gravi e pesanti contenziosi penali e contabili. Infatti nella delibera dell’Anac si legge come il procedimento deve essere avviato nei confronti di tutti coloro (D’Alfonso in primis) che, alla data del conferimento dell’incarico, erano componenti dell’organo conferente e quindi anche nei confronti di chi nel precedente Governo regionale si è preso l’onere di nominare Tonelli”. “È del tutto evidente”, conclude Febbo, “che siamo di fronte all’ennesimo e grave pasticcio amministrativo creato esclusivamente dal metodo adottato da D’Alfonso in questi anni in regione Abruzzo ed i suoi effetti negativi pagheremo nei prossimi mesi. Ora però da Tonelli e compagni mi aspetto le scuse, che avevo già chiesto da mesi”.