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Tunnel del Gran Sasso, Lolli: dubbi che Strada dei Parchi possa chiudere traforo, gestisce servizio pubblico

L’Aquila. Richiesta a Strada dei Parchi, concessionaria delle autostrade laziali e abruzzesi A24 e A25, di revocare la decisione di chiusura del traforo del Gran Sasso e nello stesso tempo istanza al Ministero per le Infrastrutture e Trasporti di scongiurare con un’azione nei confronti della stessa Sdp l’interruzione del tratto interessato: ed ancora richiesta al Governo di un finanziamento urgente di 172 milioni di euro per la messa in sicurezza delle infrastrutture e delle attività che minacciano il sistema idrico del Gran Sasso e sì al commissariamento governativo, ma solo per l’esecuzione dei lavori. Sono i tre punti principali del documento, definito “atto di indirizzo”, presentato dal consigliere regionale di centrosinistra Giovanni Legnini, all’Aquila in una conferenza stampa sulla questione dell’inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso che ha fatto finire sotto inchiesta i vertici di Sdp, Istituto nazionale di fisica nucleare e Ruzzo Spa. Il documento sarà all’esame del Consiglio regionale in una seduta straordinaria che la coalizione ha già richiesto.

Gli altri punti sono una maggiore informazione e partecipazione dei cittadini e associazioni e l’aggiornamento e il potenziamento delle azioni di monitoraggio e prevenzione dei rischi sulla qualità delle acque. L’iniziativa fa seguito all’ultimatum di Sdp di chiusura dalla mezzanotte del prossimo 19 maggio, del traforo del Gran Sasso, tra gli svincoli di Assergi nel versante aquilano, e Colledara-San Gabriele sul versante teramano, in entrambe le direzioni di marcia, e a tempo indeterminato. Questo perché la società della holding del pescarese Carlo Toto, ha i suoi vertici, assieme a quelli dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso e della Ruzzo Reti, sotto inchiesta dalla Procura di Teramo, per gli sversamenti di sostanze pericolose avvenute sotto il traforo, con Sdp che sottolinea di volere “evitare la reiterazione del reato”. Ed inoltre, la Spa non ritiene di dover fare i lavori perché non è proprietaria della infrastruttura. Nei giorni scorsi la Giunta regionale ha approvato una delibera per chiedere la dichiarazione dello stato di emergenza e il commissariamento governativo per il Gran Sasso.

“Ho i miei dubbi che Strada dei Parchi possa davvero chiudere il traforo. E’ una concessionaria, gestisce un servizio pubblico. Ma ritengo che sia stata una minaccia utile a sollecitare l’intervento del Governo e della Regione a fare la sua parte, come ha fatto fino in fondo nella precedente legislatura”. Così l’ex vice presidente vicario della Giunta abruzzese, Giovanni Lolli (Pd), sull’ultimatum della chiusura del traforo del Gran Sasso della concessionaria delle autostrade laziali e abruzzesiA24 e A25 in seguito alla inchiesta della Procura di Teramo sull’inquinamento delle falde acquifere e per la richiesta della Regione di un intervento di 172 milioni di euro per la messa in sicurezza da parte della stessa Sdp e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso e della Ruzzo Spa, società pubblica del ciclo idrico integrato del Teramano.

Lolli ha partecipato alla conferenza stampa convocata all’Aquila dal consigliere regionale di centrosinistra Giovanni Legnini. In riferimento all’intervento, l’ex presidente vicario ha sottolineato che nella delibera di giunta del 25 gennaio scorso, assunta dalla Giunta uscente di centrosinistra, che ha stabilito importo e tipologie di intervento per la messa in sicurezza del tratto autostradale e dei laboratori, “è scritto chiaro e tondo che i soldi ce li deve mettere il governo. Non ho idea perchè Sdp abbia sostenuto l’ipotesi, anche con un ricorso al Tar, che dovesse essere lei in qualche modo a farsi carico dell’intervento, anche in parte”, ha concluso Lolli.

“Non è possibile che su una questione così grave”, ha spiegato Legnini, “come la paventata chiusura del tunnel del Gran Sasso, e i rischi per la falda acquifera che serve 700 mila abruzzesi, venga affrontata dalla Giunta senza coinvolgere il Consiglio regionale. Chiediamo pertanto una seduta straordinaria, e siamo pronti a presentare e illustrare le nostre proposte, come conviene ad un opposizione costruttiva”. Insieme a Legnini che ha parlato a nome della opposizione di centrosinistra, sono intervenuti Dino Pepe e Silvio Paolucci, consiglieri regionali del partito Democratico, Amerigo di Benedetto, consigliere regionale di Legnini presidente, la deputata aquilana del Pd Stefania Pezzopane e l’ex presidente vicario della Regione Giovanni Lolli, anche lui del Pd.

“Si sta agendo con lentezza e indecisione, davanti a quella che è un’emergenza. Bisogna chiedere subito al Ministero di far sì che Sdp revochi la decisione di chiusura”, ha spiegato ancora Legnini, “in nessun modo la nostra regione può permettersi la chiusura di un’infrastruttura autostradale, che ha una valenza non solo regionale ma nazionale, verrebbe anche compromessa l’attività di un eccellenza mondiale come i Laboratori nazionali di fisica nucleare”. Per quanto riguarda il nodo del commissariamento, ha aggiunto Legnini, “non siamo contrari, ma dovrà essere nominato per la sola esecuzione delle opere, per velocizzare l’iter. Altra cosa è volere un commissario che si sostituisca alla Regione, per allontanare le responsabilità. La Regione deve anzi mantenere il ruolo di coordinamento, competenze e obblighi devono restare in capo a ciascuno dei soggetti pubblici. E andrà anzi costituito un gruppo di lavoro. Già c’è stato un commissario straordinario con pieni poteri per risolvere l’emergenza, ma non ci sono stati risultati apprezzabili”.

Alla domanda dei cronisti se Sdp ha facoltà di poter eventualmente interrompere un pubblico servizio e chiudere un’infrastruttura strategica di proprietà dello Stato, di cui è solo concessionaria, Legnini ha risposto: “non spetta a me il giudizio, ma al Mit”.