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Ultima settimana per assistere al Finissage “Più là che Abruzzi” a Francavilla, ecco gli orari

Francavilla. L’esposizione è stata ideata dall’associazione Humanitas, presieduta da Elena Petruzzi, partner Villa Maria Hotel & SPA e Comune di Francavilla al mare.

Più là che Abruzzi ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e di consensi e l’esposizione è stata accompagnata da una serie di incontri domenicali che hanno ospitato la conversazione: Prospettive sulla marginalità fra sociologia e giurisprudenza, con Eide Spedicato Iengo, già professore associato di Sociologia generale all’università D’Annunzio, Chieti-Pescara e Andrea Di Berardino, giudice al Tribunale di Chieti; il cineforum con la proiezione del film L’intrusa di Leonardo di Costanzo (2017) a cura di Bruno Nasuti; il concerto di Piero Delle Monache, Solosé; e la conferenza: Considerazioni (filosofiche) sui margini a cura di Carlo Tatasciore, presidente della Fondazione Michetti.

Più là che Abruzzi è un progetto di residenza d’artista nell’hotel Villa Maria, che vuole collegare l’arte al concetto di ospitalità (Xenia). Il progetto Xenia nasce dalla volontà di avvicinare il pubblico alle diverse forme artistiche, creando un contatto e una collaborazione tra soggetto privato, società civile, scuola e mondo dell’arte.

Più là che Abruzzi di Eugenio Tibaldi (Alba, 1977) si è proposto di indagare il concetto di margine secondo le molteplici prospettive di condizione sociale, percezione personale e stato da cui emanciparsi. Proseguendo la sua linea di ricerca, l’artista ha sviluppato un’analisi incentrata sull’ “essere periferico” all’interno di una società, al di là della reale ubicazione geografica. Nelle sue ricerche sul campo, l’autore accompagna la visione geografica a una di tipo sociale, basata sulla dialettica centro/i-periferia/e e la conseguente capacità di un luogo di offrire possibilità sociali ai suoi abitanti.

Osservato in quest’ottica, l’Abruzzo può essere considerato una periferia nazionale? Appartiene alla fascia cosiddetta debole? In che punto si pone rispetto a Milano? o Roma? O Berlino? I flussi di movimento delle nuove generazioni sembrano rispondere in modo affermativo: se i dati reali indicano l’Abruzzo come una regione mediana rispetto al quadro nazionale (in base a reddito personale ed emigrazione interna), la percezione che si ha vivendo in regione è di lontananza e isolamento, una sorta di area non disagiata ma in cui è comunque complesso realizzare le proprie aspirazioni, lontana dai centri nevralgici del paese e schiava di una condizione di dignitoso margine.

«Durante le mie visite in Abruzzo», racconta l’artista, «mi è spesso capitato di sentire frasi del tipo “era una vera promessa del suo settore però non si è mai mosso da qui”, come se il luogo determinasse un limite, un margine che non permette lo sviluppo della persona. Ho incontrato

associazioni di abruzzesi a Bruxelles, Caracas, New York, a determinare un forte legame con un territorio che ha la capacità di incorporare sia il concetto di limite che quello di nostalgia».

Al piano superiore sono esposte le opere di progetti precedenti: Questione d’appartenenza (2015), un ciclo di lavori dedicati all’abitare informale a Napoli, città in cui Tibaldi ha vissuto per sedici anni; Seconda chance (2016-2018), progetto concepito per la mostra personale al museo Ettore Fico di Torino nato da uno studio del quartiere “Barriera di Milano” a Torino, i cui abitanti sono stati invitati a donare oggetti dismessi; Inclusio (2017-2018), realizzato per la società Dolce di Bologna, una cooperativa sociale che si occupa di servizi alla persona, ai cui dipendenti l’artista ha chiesto di inviare immagini di particolari della propria abitazione e del luogo che suscitano loro disagio; Architettura minima (2012), una ricerca, tuttora in corso, sui ricoveri di fortuna dei senzatetto in tutta Italia.

Al piano inferiore i lavori di Più là che Abruzzi, mostra che conclude la residenza di Eugenio Tibaldi nell’hotel Villa Maria di Francavilla al mare in collaborazione con il Comune. Attraverso una pratica fondata sulla ricerca sul campo, l’artista mette in atto processi partecipativi sintetizzati in una riflessione personale. L’Abruzzo è interpretato come termometro di un più ampio contesto nazionale, in un momento storico – già ribattezzato post-crisi – in cui le classi dirigenti si stanno attivando per generare nuove possibilità e attivare le fasce sociali colpite dagli anni di depressione.