The news is by your side.

Vaccino Pfizer-BioNTech: cautela nei comportamenti per almeno un mese dopo la prima iniezione

Dati, efficacia piena solo dopo una settimana dal richiamo

Ci vorrà ancora cautela nei comportamenti per almeno un mese dopo la prima iniezione del vaccino anti Covid-19: solo dopo questo tempo la protezione contro Covid-19 data dal vaccino sarà pienamente efficace. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati relativi al vaccino Pfizer-BioNTech, pubblicati recentemente sul New England Journal of Medicine, condotta dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).

“Un’attenzione ancora maggiore è necessaria nel periodo di 21 giorni compreso fra la prima somministrazione e il richiamo. I dati indicano, infatti, che la grande amplificazione degli effetti si ottiene solo dopo il richiamo”, osserva Sebastiani. Questo dato, prosegue, “potrebbe essere male interpretato, ma non deve indurre dubbi sull’utilità di vaccinarsi: è un’informazione utile, soprattutto perchè così sappiamo come limitare il rischio di ammalarci”. I dati pubblicati riguardano circa 43.500 individui, circa la metà dei quali nel periodo compreso fra il 27 luglio e il 14 novembre ha ricevuto il vaccino e a distanza di 21 giorni il richiamo, mentre la parte rimanente ha ricevuto due dosi di placebo. Emerge che tra la prima dose e la seconda dose l’efficacia è in media del 52% (con un intervallo di confidenza compreso fra il 30% e il 68%) per salire al 95% (intervallo di confidenza fra il 90% e il 98%) dopo una settimana dalla seconda dose.

L’analisi indica inoltre che, anche se leggermente, l’efficacia varia a seconda del genere e dell’età: negli uomini risulta di poco maggiore rispetto alle donne (96% contro il 94%), così come in chi ha più di 55 anni (96%) rispetto a chi ha almeno 65 anni (95%). In quest’ultimo caso, i valori medi sono molto vicini, ma l’intervallo di confidenza è decisamente più ampio per le persone in età avanzata, con valori dal 67% al 100%, contro i valori compresi fra l’89% e il 99% osservati in chi ha al più 55 anni. Su quest’ultimo dato influisce molto il fatto che la percentuale di soggetti con almeno 65 anni che ha contratto la malattia, dopo vaccino o placebo, è stata bassa, probabilmente per via del numero limitato di contatti e di maggiori cautele.